Secondo Olivetti, l’impresa deve produrre ricchezza, perché senza sostenibilità economica non può esistere nel tempo. Ma la ricchezza non costituisce il suo unico scopo.

L’impresa deve domandarsi: che cosa produrre per gli azionisti, per le persone, per la comunità e per il territorio.

Questo porta ad una concezione dell’impresa come sistema di creazione di Valore Plurale, in cui il profitto diventa la condizione di continuità ma non la definizione del suo significato.

È possibile rappresentare il pensiero Olivettiano attraverso una serie di dimensioni, che rappresentano una libera sintesi e non una tassonomia ufficiale:

  1. Impresa come Comunità: il superamento dell’idea dell’azienda come semplice aggregato di contratti economici.

L’impresa è una Comunità di Persone che non sono soltanto forza lavoro da coordinare per raggiungere obiettivi produttivi, ma, soprattutto, portatrici di intelligenza, aspirazioni, cultura, relazioni e capacità creative. Di conseguenza, l’organizzazione non può essere progettata esclusivamente attraverso una visione: struttura → processi → controllo → incentivi, piuttosto attraverso un flusso: persone → relazioni → cultura → significato, vero custode della dimensione autenticamente umanistica dell’impresa olivettiana.

  1. Persona protagonista, non risorsa: Olivetti rifiuta implicitamente una concezione puramente strumentale del lavoratore, affermando che non si deve forzare l’adattamento della Persona al sistema produttivo, piuttosto è il sistema produttivo che deve essere progettato tenendo conto della persona.

Questo significa riconoscere: dignità, autonomia, capacità, creatività, bisogno di apprendimento, bisogno di appartenenza e capacità di contribuire alle decisioni

La persona diventa quindi soggetto dell’impresa, non oggetto della gestione.

  1. Tecnologia al servizio delle Persone: Olivetti non è certamente anti-tecnologico, al contrario, la sua esperienza dimostra una straordinaria fiducia nella tecnologia, nel design e nell’innovazione.

La questione non è quindi uomo oppure tecnologia, ma: come utilizzare la tecnologia per aumentare le possibilità dell’uomo e dell’organizzazione?

Questo principio assume oggi una rilevanza enorme, visto che la macchina industriale di Olivetti diventa, nell’epoca digitale, l’intelligenza artificiale. Ma con una differenza decisiva: una macchina tradizionale aumenta soprattutto la capacità fisica o produttiva mentre l’AI può aumentare anche la capacità cognitiva, rappresentando una discontinuità molto più profonda.

  1. L’impresa appartiene a un Ecosistema: per Olivetti l’azienda non è separata dal territorio, tanto che Ivrea e il Canavese diventano parte centrale del progetto imprenditoriale.

L’impresa contribuisce alla costruzione di una comunità e contemporaneamente trae dalla comunità risorse culturali, sociali e professionali, creando una relazione circolare: Impresa → Comunità → Impresa.

L’organizzazione prospera quando prospera l’ecosistema nel quale è inserita.

  1. Cultura, Bellezza e Conoscenza sono fattori produttivi: Olivetti comprende che un’organizzazione non produce valore soltanto attraverso macchine e capitale, piuttosto dalla sinergia tra cultura + conoscenza + design + relazioni + identità.

La biblioteca, l’architettura, l’editoria, il design e la formazione non sono quindi elementi estranei all’impresa, più sono parte della sua capacità competitiva.

L’organizzazione diventa così anche un ambiente di apprendimento.

  1. Autonomia e Responsabilità devono procedere insieme: l’impresa olivettiana introduce una relazione importante tra persona, autonomia e responsabilità.

Una persona può contribuire in modo significativo solo quando possiede un certo spazio di autonomia, il che implica una annessa assunzione di responsabilità: più aumenta la capacità di decidere, più deve aumentare la responsabilità sul valore prodotto.

Come ogni pensiero d’avanguardia, l’esperienza “Olivettiana” non fu priva di tensioni reali: il conflitto con parte degli azionisti, il giudizio critico di una parte della storiografia sul paternalismo del modello, la cessione della divisione elettronica dopo la morte di Adriano Olivetti nel 1960. 

Riconoscerlo lo rende più “concreto” e meno accademico.



 

Senza l’intelligenza umana, non c’è utilità o scopo per l’intelligenza artificiale