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Harmoniq è il modello organizzativo in cui diverse forme di intelligenza energizzano le potenzialità dell'organizzazione per renderla Dinamica ed Efficiente.

Il modello sposa la filosofia dell'Intelligent Business Agility, lavorando sulla tensione intrinseca che si sviluppa tra la necessità di stabilità, controllo ed efficienza (Efficiency) e l'urgenza di differenziazione, adattamento e innovazione (Dynamism).

La sua implementazione da vita ad un’architettura organizzativa ibrida, in cui coesistono una rete operativa autonoma e meccanismi snelli di governance, supportata da piattaforme condivise a livello aziendale, permette un’inclusione sicura ed efficace dell’AI a tutti i livelli. 

Come per ogni modello, Harmoniq è la mappa, non è il territorio, e il successo dipende dalla capacità dei leader di navigare le inevitabili ambiguità con saggezza, assistiti, ma non sopraffatti, dall’intelligenza artificiale.

harmoniq dna

Harmoniq DNA: Drive New Age

Harmoniq integra meccanismi di efficienza senza soffocare dinamismo. 

In pratica, è possibile affermare che Harmoniq aspira a creare una sorta di “adhocrazia scalabile”: mantenere strutture adattive ed innovative (simili a mini-adhocrazie interne), collegandole tramite una governance comune e piattaforme condivise (richiamando di standardizzazione e condivisione). 

Un’Impresa Harmoniq empowered ricerca e sviluppa il proprio spazio sul Mercato, mettendo i clienti al centro e lavorando costantemente al loro fianco.

Ma cosa accade quando l’impresa cresce e la naturale propensione all’efficientamento rischia di mettere tutto questo in discussione? 

Un caso moderno di studio, al centro anche di Humanocracy, è Haier con il suo modello RenDanHeYi (RDHY) ideato da Zhang Ruimin, alla guida di Haier dal 1984 e oggi suo Chairman Emeritus.

Fortemente influenzato da Drucker, il lavoro di Zhang si dirama su tre direttrici indissolubilmente collegate tra loro: Ren è la persona, vista come soggetto imprenditoriale e non come semplice “risorsa”, Dan è il cliente, HeYi è l’integrazione a “zero distance” tra essi. 

Nel suo lavoro, Zhang ha smantellato la struttura gerarchica di Haier per dividerla in migliaia di micro-imprese autonome, in cui, al netto delle differenze strutturali, non è difficile leggere la stessa intuizione del principio olivettiano “la persona è protagonista, non risorsa”.

Nella nuova dimensione di impresa, ispirata all’Intelligent Business Agility, l’architettura organizzativa ed operativa prende forma in Harmoniq, promuovendo lo sviluppo dell’Interconnessione Proattiva ed Armoniosa, sintetizzata dalla frase «il successo è sempre collettivo, il fallimento è sempre condiviso», formulazione particolarmente vicina alla sensibilità comunitaria e territoriale di Olivetti.

In particolare, Harmoniq esplicita questo aspetto nell’azione di delega diffusa: una delle sei leve motivazionali, insieme a Mastery, Purpose, Psychological Safety, Status e Augmented Collaboration, che riprende esplicitamente dai lavori di Daniel Pink, nonché di Deci e Ryan sulla motivazione intrinseca, e da quelli di Amy Edmondson sulla sicurezza psicologica (costrutto definito nel 1999 e sistematizzato solo 2018 in The Fearless Organization).

Mastery e Purpose, in particolare, dialogano direttamente con l’idea olivettiana del “bisogno di apprendimento” e con la domanda di apertura di questa stessa trattazione: qual è il fine dell’impresa?

È quindi possibile affermare che se Olivetti si pone la domanda: 

come può l’impresa essere una comunità al servizio della persona e del territorio? 

e l’IBA quella di: 

come può questa comunità diventare agile e intelligente attraverso la collaborazione tra intelligenze diverse?

Harmoniq chiude il cerchio rispondendo ad un’altrettanta domanda fondamentale: 

come progettare concretamente un’organizzazione nella quale la collaborazione tra intelligenze diverse possa diventare quotidiana, distribuita e orientata al valore?

In Harmoniq è essenziale garantire che l’AI non prenda il posto del giudizio umano nelle decisioni critiche. L’AI va vista come un potenziamento, non come un sostituto delle persone, in particolare nei ruoli di leadership o responsabilità decisionale. 

In Harmoniq si adotta esplicitamente un approccio “human-in-the-loop”: l’ultima parola e la responsabilità finalerestano sempre in capo alle persone, che fungono da supervisori delle attività svolte dagli agenti (o dagli algoritmi).

Questo significa, ad esempio, che i sistemi di AI possono fornire raccomandazioni o svolgere analisi, ma le decisioni strategiche vengono validate da un decisore umano.

Legato a ciò, il modello sottolinea la necessità di verifica e controllo umano sugli output prodotti dall’AI. Gli Human Player hanno l’obbligo di controllare e validare i risultati generati dagli AI Player, prima che questi vengano utilizzati o implementati operativamente. 

Un sistema di AI che operi come “scatola nera” inaccessibile al controllo umano può minare la fiducia e comportare rischi di bias o comportamenti indesiderati. Per questo Harmoniq adotta il principio che l’AI debba operare in modo trasparente, etico e verificabile. 

Tutti i player (umani o AI) lavorano in un ambiente di totale trasparenza, cooperazione e rispetto reciproco delle competenze, con la fiducia “progettata nel sistema” sin dall’inizio. Ciò implica diverse pratiche concrete, ad esempio:

  • Tracciabilità e Spiegabilità: gli algoritmi e i dati utilizzati dagli AI Player devono essere accessibili e interpretabili dai team umani, in modo che si possa sempre capire perché una certa raccomandazione o azione automatica è stata prodotta. L’informazione e le logiche dell’AI non restano segrete, ma sono condivise con i membri umani del team (compatibilmente con la complessità tecnica), favorendo un’autonomia informata e consapevole.
  • Validazione Incrociata: i risultati forniti dall’AI vengono sempre confrontati e integrati con quelli umani. Harmoniq prevede cicli di feedback in cui gli output dell’AI sono sottoposti al vaglio dei membri umani e combinati con il loro apporto, così da migliorare reciprocamente sia il modello automatico sia le decisioni umane. Questo approccio incrementa la qualità delle soluzioni e al contempo aumenta la fiducia del team nei suggerimenti dell’AI, perché ne ha verificato l’attendibilità.
  • Etica e Rispetto dei Valori: l’uso dell’AI avviene nel rispetto di linee guida etiche condivise. Ad esempio, vengono evitati utilizzi dell’AI che possano discriminare o violare la privacy, e si adottano metriche per monitorare effetti collaterali (come il CoNI, Cost of Not Innovation, per misurare il rischio/opportunità di non innovare, bilanciando le scelte di portafoglio progetti).

Progettando intenzionalmente queste caratteristiche, è possibile creare un ambiente di collaborazione e fiducia tra umani e sistemi AI possa crescere. La fiducia è un abilitatore fondamentale: solo fidandosi della tecnologia (senza però affidarsi ciecamente) le persone possono delegare ad essa compiti in modo efficace. 

Un aspetto critico è decidere come introdurre l’AI nelle operazioni quotidiane: un’adozione troppo rapida e senza controllo può generare errori o inefficienze, mentre un uso troppo cauto può far perdere opportunità. Harmoniq abbraccia il principio “AI-First” in modo pragmatico e incrementale.

In pratica, si incoraggia l’utilizzo dell’AI ovunque possa portare valore, ma seguendo un approccio di integrazione graduale, sperimentale e reversibile. Ogni nuovo AI Player o funzionalità di AI viene introdotta tramite piccoli esperimenti controllati, in modo da poter valutare l’impatto, ridurre i rischi e, se necessario, fare marcia indietro. 

Questa filosofia “start small” garantisce che l’organizzazione apprenda passo-passo come sfruttare l’AI, evitando discontinuità traumatiche.

Inoltre, Harmoniq pone enfasi sui feedback loop empirici: l’uso dell’AI deve rafforzare (e non sostituire) i meccanismi di feedback e miglioramento continuo tipici dell’agile. 

Ad esempio, se un algoritmo genera una previsione sulle preferenze dei clienti, questo non elimina la necessità di raccogliere feedback reali dai clienti stessi. Al contrario, tale output AI può essere usato come ulteriore input da confrontare con le evidenze raccolte sul campo, per poi aggiornare sia le strategie umane sia eventualmente il modello AI (concetto di continuous learning). 

Ogni ciclo di pianificazione e revisione (planning, review, retrospettiva) considera sia il contributo umano sia quello dell’AI, integrandoli, con l’obbligo per gli Human Player di verificare l’output dell’AI.

L’accordo esplicito su come le persone e l’intelligenza artificiale collaborano nell’AI-ACT, definito nell'ambito dell'AI Pillar. 

Riassumendo, l’adozione dell’AI in Harmoniq avviene con gradualità e metodo: si provano nuove soluzioni in scala ridotta, se ne misurano i risultati (approccio scientifico) e solo dopo validazione si estendono su più ampia scala.

Questo garantisce da un lato di non perdere il treno dell’innovazione (principio AI-First: pensare sempre se c’è un’opzione AI per migliorare un processo), dall’altro di mantenere il controllo e la capacità di apprendere dagli errori evitando impatti negativi su vasta scala.



 

Senza l’intelligenza umana, non c’è utilità o scopo per l’intelligenza artificiale