L’Impresa, come la si sta definendo ha bisogno di poter ricercare e sviluppare il proprio spazio sul Mercato, mettendo i clienti al centro e lavorando costantemente al loro fianco.
Ma cosa accade quando l’impresa cresce e la naturale propensione all’efficientamento rischia di mettere tutto questo in discussione?
Un caso moderno di studio, al centro anche di Humanocracy, è Haier con il suo modello RenDanHeYi (RDHY) ideato da Zhang Ruimin, alla guida di Haier dal 1984 e oggi suo Chairman Emeritus.
Fortemente influenzato da Drucker, il lavoro di Zhang si dirama su tre direttrici indissolubilmente collegate tra loro: Ren è la persona, vista come soggetto imprenditoriale e non come semplice “risorsa”, Dan è il cliente, HeYi è l’integrazione a “zero distance” tra essi.
Nel suo lavoro, Zhang ha smantellato la struttura gerarchica di Haier per dividerla in migliaia di micro-imprese autonome, in cui, al netto delle differenze strutturali, non è difficile leggere la stessa intuizione del principio olivettiano “la persona è protagonista, non risorsa”.
Nella nuova dimensione di impresa, ispirata all’Intelligent Business Agility, l’architettura organizzativa ed operativa prende forma in Harmoniq, promuovendo lo sviluppo dell’Interconnessione Proattiva ed Armoniosa, sintetizzata dalla frase «il successo è sempre collettivo, il fallimento è sempre condiviso», formulazione particolarmente vicina alla sensibilità comunitaria e territoriale di Olivetti.
In particolare, Harmoniq esplicita questo aspetto nell’azione di delega diffusa: una delle sei leve motivazionali, insieme a Mastery, Purpose, Psychological Safety, Status e Augmented Collaboration, che riprende esplicitamente dai lavori di Daniel Pink, nonché di Deci e Ryan sulla motivazione intrinseca, e da quelli di Amy Edmondson sulla sicurezza psicologica (costrutto definito nel 1999 e sistematizzato solo 2018 in The Fearless Organization).
Mastery e Purpose, in particolare, dialogano direttamente con l’idea olivettiana del “bisogno di apprendimento” e con la domanda di apertura di questa stessa trattazione: qual è il fine dell’impresa?
È quindi possibile affermare che se Olivetti si pone la domanda:
come può l’impresa essere una comunità al servizio della persona e del territorio?
e l’IBA quella di:
come può questa comunità diventare agile e intelligente attraverso la collaborazione tra intelligenze diverse?
Harmoniq chiude il cerchio rispondendo ad un’altrettanta domanda fondamentale:
come progettare concretamente un’organizzazione nella quale la collaborazione tra intelligenze diverse possa diventare quotidiana, distribuita e orientata al valore?