Secondo Olivetti, l’impresa deve produrre ricchezza, perché senza sostenibilità economica non può esistere nel tempo. Ma la ricchezza non costituisce il suo unico scopo.
L’impresa deve domandarsi: che cosa produrre per gli azionisti, per le persone, per la comunità e per il territorio.
Questo porta ad una concezione dell’impresa come sistema di creazione di Valore Plurale, in cui il profitto diventa la condizione di continuità ma non la definizione del suo significato.
È possibile rappresentare il pensiero Olivettiano attraverso una serie di dimensioni, che rappresentano una libera sintesi e non una tassonomia ufficiale:
L’impresa è una Comunità di Persone che non sono soltanto forza lavoro da coordinare per raggiungere obiettivi produttivi, ma, soprattutto, portatrici di intelligenza, aspirazioni, cultura, relazioni e capacità creative. Di conseguenza, l’organizzazione non può essere progettata esclusivamente attraverso una visione: struttura → processi → controllo → incentivi, piuttosto attraverso un flusso: persone → relazioni → cultura → significato, vero custode della dimensione autenticamente umanistica dell’impresa olivettiana.
Questo significa riconoscere: dignità, autonomia, capacità, creatività, bisogno di apprendimento, bisogno di appartenenza e capacità di contribuire alle decisioni.
La persona diventa quindi soggetto dell’impresa, non oggetto della gestione.
La questione non è quindi uomo oppure tecnologia, ma: come utilizzare la tecnologia per aumentare le possibilità dell’uomo e dell’organizzazione?
Questo principio assume oggi una rilevanza enorme, visto che la macchina industriale di Olivetti diventa, nell’epoca digitale, l’intelligenza artificiale. Ma con una differenza decisiva: una macchina tradizionale aumenta soprattutto la capacità fisica o produttiva mentre l’AI può aumentare anche la capacità cognitiva, rappresentando una discontinuità molto più profonda.
L’impresa contribuisce alla costruzione di una comunità e contemporaneamente trae dalla comunità risorse culturali, sociali e professionali, creando una relazione circolare: Impresa → Comunità → Impresa.
L’organizzazione prospera quando prospera l’ecosistema nel quale è inserita.
La biblioteca, l’architettura, l’editoria, il design e la formazione non sono quindi elementi estranei all’impresa, più sono parte della sua capacità competitiva.
L’organizzazione diventa così anche un ambiente di apprendimento.
Una persona può contribuire in modo significativo solo quando possiede un certo spazio di autonomia, il che implica una annessa assunzione di responsabilità: più aumenta la capacità di decidere, più deve aumentare la responsabilità sul valore prodotto.
Come ogni pensiero d’avanguardia, l’esperienza “Olivettiana” non fu priva di tensioni reali: il conflitto con parte degli azionisti, il giudizio critico di una parte della storiografia sul paternalismo del modello, la cessione della divisione elettronica dopo la morte di Adriano Olivetti nel 1960.
Riconoscerlo lo rende più “concreto” e meno accademico.